Caldarroste

23 ottobre 2015

848caldarroste'Le caldarroste erano tipiche della serata di S. Martino.
Si facevano e mangiavano in tutte le stalle e “filòs” della zona, accompagnate dal lambrusco nuovo.

Nella mia casa di bambina, invece, una manciata di caldarroste si mangiava tutte le sere, dall’inizio di ottobre fino  a S. Martino e oltre, se le castagne duravano.
Perchè a mia mamma piacevano tanto e anche a me.
Mio padre aveva forato una vecchia bistecchiera inutilizzata e tutte le sere, dopo cena, ne preparava un po’.
Si aspettava che “si padissero” avvolte in una coperta di lana, si sbucciavano ancora calde e si mangiavano quando cominciava Carosello.

Quando mi resi conto che mio marito non amava questo rito rinunciai alle caldarroste dopo cena, ma per tutto il periodo di reperibilità, nella pausa pranzo, invece di andare in mensa mi mangiavo un cartoccio di caldarroste ai giardini Vittoria.
Adesso, grazie ad alcune persone gentilissime che ci  forniscono castagne e marroni, ogni tanto le praparo, ma devo cuocerle e pelarle da sola. Mangiarle è un’altra storia. Quando sono lì belle comode improvvisamente piacciano a tutti.

Per fare le caldarroste bisogna usare i marroni, che hanno una forma più allungata orizzontalmente, colore più chiaro e soprattutto hanno una pellicina rossa che riveste la polpa senza penetrarvi, quindi si pelano benissimo restando interi.
I marroni devono essere “castrati”, cioè occorre praticare un’incisione nella buccia per evitare che in cottura scoppino.
Si mettono in una padella forata, si pone il coperchio e si fanno cuocere (anche sul fornello) scuotendo spesso la padella.
La cottura dura una decina di minuti. Comunque ogni tanto si controlla per verificare se l’incisione “ha aperto la bocca”, cioè se si è allargata e arricciata scoprendo l’interno.
Una volta cotte si raccolgono in un sacchetto di tela che viene a sua volta avvolto in una coperta di lana (o pile) e si tengono al caldo. Un tempo le mettevamo sotto i cuscini del divano, adesso nel forno con la luce accesa e lo spertello appena socchiuso, per far uscire l’umidità.
Dopo circa mezz’ora si pelano. Non si devono raffreddare, altrimenti il lavoro diventa difficile.

Una volta pronte tutti sono disposti a sacrificarsi per mangiarle.
Io uso ancora la padella che fece mio padre, ci stanno sempre 40 marroni.

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30 pensieri su “Caldarroste

  1. accantoalcamino

    Che meraviglia, apparteniamo proprio a quella generazione, quella delle caldarroste avvolte nella coperta (il pile allora non l’avevano inventato 😉 ) Ora sono diventate come pepite e sei fortunata ad avere chi te le porta. Non sapevo della pellicina, ora sono “erudita”. Buona giornata ❤

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  2. aishadoc

    Che belle le tradizioni… quando i sapori e gli odori ti riportano ai ricordi di infanzia. Per fortuna mio marito ed io amiamo entrambi le caldarroste, ed ogni volta che sono in casa è una festa, una dolce e calda coccola di fine cena.

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  3. Neda

    Bello questo tuo racconto. Anche noi facciamo le caldarroste con una padella forata e sopra il fuoco della stufa economica a legna. E’ mio marito che le prepara, le cucina e poi le sbucciamo insieme, io sono più veloce e ne sbuccio di più poi gliene cedo una parte e tutte le bucce vanno a finire nella stufa a bruciare con la legna.
    Ciao, buon fine settimana.

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  4. giovanna

    Che bel racconto hai fatto, anche a casa di mio padre si preparavano, lui le comprava sempre, non ricordo più se mi piacevano, non ne ho mai preparate, questo fine settimana andrò ad una sagra proverò se mi piacciono.

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  5. Lory

    Che bel post Simona e quanti ricordi mi hai fatto rivivere,anche mio papà aveva bucato una vecchia pentola e cucinava le caldarroste sopra il fuoco della vecchia stufa,quella che ci riscaldava.

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