Torta Fregolotti

25 novembre 2016

1111fregolottiCon questo nome, in casa mia, si definisce una particolare torta di mandorle. Come se Fregolotti fosse il cognome di un pasticcere o di un fornaio.
In realtà si dovrebbe scrivere torta de fregolòti.

Una versione mooolto buona la prepara la nostra amica che però non dà ricette.
La nostra viene da un ricettario Paneangeli.
E’ comunque abbastanza buona da dare dipendenza 😀

Ingredienti:

  • 225 g di farina
  • 175 g di zucchero semolato
  • 150 g di mandorle pelate e macinate finemente
  • 150 g di burro freddo a pezzettini
  • un uovo
  • due cucchiaini di lievito istantaneo
  • la buccia grattugiata di un limone
  • un cucchiaino di cannella in polvere
  • un pizzico di sale

Per la copertura:

  • 30 g di mandorle tritate grossolanamente
  • un cucchiaio di zucchero semolato
  • burro e farina per la tortiera diametro 26

Imburrate e infarinate il fondo della tortiera.
Accendete il forno a 180 °C.
Mescolate tutti gli ingredienti e lavorateli velocemente ottenendo delle grosse briciole.
Trasferitele nella tortiera in uno strato uniforme senza premere.
Cospargete la superficie con le mandorle tritate molto grossolanamente e con un cucchiaio di zucchero.
Infornate e fate cuocere per circa 35 minuti.

53 pensieri su “Torta Fregolotti

  1. Neda

    La sbrisolona è fatta con farina di mais, farina di frumento, strutto, mandorle, (in origine si usavano le nocciole, e oggi qualcuno usa, purtroppo, le arachidi) zucchero, tuorlo d’uovo, scorza di limone. Gli ingredienti vengono impastati velocemente e sbriciolati nella tortiera, senza pressarli. Nel bresciano vengono invece ben schiacciati e se ne ricava una una torta secca di una consistenza spaccadentiere, da rompere con lo schiaccianoci o con il martello.

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      1. Neda

        Oggi non la fanno più con lo strutto. Ti assicuro però che con lo strutto è un’altra cosa, il burro la rende più delicata, ma il sapore di quelle di una volta è veramente impagabile. Si faceva anche il “chisol” usando il grasso del cotechino, affiorato sull’acqua di cottura, una volta, al posto del burro. Si trattava di un dolce povero: grasso di cottura, farina, uova, zucchero, fette di mela, un po’ di uvetta quando c’era. Impastato, cotto in una padella con coperchio, vicino alle brace del focolare. Qualcuno lo chiamava “pipasener”, a causa della inevitabile cenere che filtrava dal coperchio.

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      2. Neda

        Io, con il grasso della gallina e la pelle grassa dei polli, faccio quella specie di strutto giallo e profumato. Lo metto nei vasetti, in frigo e lo uso per condire le minestre, solo la punta di un cucchiaino, naturalmente, oppure al posto del burro nella preparazione di sughi.

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